Riflessioni by sh3rry95  

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Fanwork Notes

Nota dell'autrice: Non so cosa sia. Non so perchè l'ho scritto. Però mi piace! Scusate soltanto la brevità :)

Per il resto non temete un po' come in questa marcia vado avanti un passo per volta nella scrittura delle mie due WIP.

Fanwork Information

Summary:

Riflessioni

  1. Helcaraxë
  2. Cuiviénen

Major Characters: Fingolfin, Turgon

Major Relationships:

Genre: Ficlet, General

Challenges:

Rating: General

Warnings:

Chapters: 2 Word Count: 697
Posted on Updated on

This fanwork is a work in progress.

Nel Gelo Senza Fine

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"Few of the deeds of the Noldor thereafter surpassed that desperate crossing in hardihood or woe. There Elenwë the wife of Turgon was lost, and many others perished also; and it was with a lessened host that Fingolfin set foot at last upon the Outer Lands.”

Silmarillion Of the Flight of the Noldor

Traduzione:

"Pochi atti dei Noldor in seguito superarono in audacia o in dolore quell’attraversamento disperato. Lì Elenwë, moglie di Turgon, si perse, e molti altri perirono; e con un esercito diminuito Fingolfin pose finalmente piede sulle Terre Esterne.

Nel Gelo Senza Fine

Fingolfin avanzava lentamente nella neve bianca, mentre fiocchi fitti gli si posavano sulle guance, sui vestiti e sulle ciglia.

Ogni passo sembrava condurlo, e con lui coloro che lo avevano seguito, sempre più in profondità in un gelo che pareva senza fine alcuna. Quel freddo, penetratogli nelle ossa giorni prima, ora gli rendeva difficile persino pensare.

Non sperava più in un epilogo positivo per quella lunga marcia. Desiderava solo che terminasse presto.

Camminava senza parlare, esattamente come ogni altro elfo presente, le conversazioni cessate da tempo, consumate da giorni infinitamente uguali.

Volse lo sguardo alla sua sinistra. Idril, la sua piccola nipote, dormiva sfinita tra le braccia di suo figlio Turgon.

Lo fissò per qualche secondo, chiedendosi cosa pensasse ora di quella impresa, dopo che Elenwë, quattro giorni prima, era caduta e morta nel ghiaccio. Probabilmente un pensiero simile al suo: non avrebbero mai dovuto fare quel viaggio. O forse era troppo perso nel dolore per pensare ancora?


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Un elfo

Pubblicato per lo SpringBingo2026 sul gruppo FB "Non solo Sherlock - gruppo eventi multifandom" con tema Notte Stellata.

Read Un elfo

"It is told that even as Varda ended her labours, and they were long, when first Menelmacar strode up the sky and the blue fire of Helluin flickered in the mists above the borders of the world, in that hour the Children of the Earth awoke, the Firstborn of Ilúvatar. By the starlit mere of Cuiviénen, Water of Awakening, they rose from the sleep of Ilúvatar; and while they dwelt yet silent by Cuiviénen their eyes beheld first of all things the stars of heaven. Therefore they have ever loved the starlight, and have revered Varda Elentári above all the Valar."

Silmarillion - Of the Coming of the Elves and the Captivity of Melkor

Traduzione:

"Si racconta che proprio mentre Varda terminava le proprie fatiche, ed esse furono lunghe, quando per la prima volta Menelmacar salì nel cielo e il fuoco azzurro di Helluin baluginò nelle brume sopra i confini del mondo, in quell’ora si destarono i Figli della Terra, i Primogeniti d’Ilúvatar. Presso il lago illuminato dalle stelle di Cuiviénen, l’Acqua del Risveglio, essi si levarono dal sonno d’Ilúvatar; e, mentre se ne stavano ancora silenziosi presso Cuiviénen, i loro occhi videro come per prima cosa le stelle del cielo. Per questo hanno sempre amato la luce delle stelle e onorato Varda Elentári sopra tutti i Valar."

Un elfo

Nel silenzio che precedeva ogni suono, quando il mondo era ancora giovane, aprì gli occhi. Sopra di lui si stendeva un cielo colmo di luci immobili, e il suo cuore fu scosso dalla meraviglia: erano incredibilmente luminose e belle.

Abbassò lo sguardo su di sé, senza un pensiero consapevole, e vide le proprie mani. Le mosse d’istinto, osservandole come se appartenessero a qualcun altro. Solo allora comprese di avere un corpo e di poterlo muovere.

Sfiorò con le dita l’erba fresca di rugiada e ne sentì il profumo. Poi si sollevò a sedere. Poco lontano, una distesa d’acqua quieta rifletteva le stelle.

Si alzò in piedi, ancora instabile. Intorno a lui, altri simili a lui facevano lo stesso.

Fissò l’acqua per qualche istante e, quasi a dare voce al suo stupore, si avvicinò e tentò di toccare quelle luci. Così facendo si bagnò le mani e rabbrividì.

Intorno a lui, gli altri cominciavano a muoversi, a guardarsi, a cercare di formare parole che ancora non esistevano.

Ma lui rimase in piedi sulla riva, con l’erba bagnata sotto i piedi nudi e il cielo riflesso negli occhi.

E seppe, senza sapere come, che quella luce non lo avrebbe mai abbandonato, nemmeno quando fossero giunte le ombre.


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